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Rasputin, il monaco che distrusse un impero

Rasputin, il monaco che distrusse un impero

Grigori Rasputin, contadino analfabeta della Siberia, divenne il consigliere più influente della zarina Alexandra Feodorovna grazie alla sua presunta capacità di guarire lo zarevic Aleksej dall'emofilia. La sua influenza a corte suscitò l'odio della nobiltà, che lo vedeva come un impostore e una minaccia per l'Impero. Nella notte tra il 16 e il 17 dicembre 1916, un gruppo di nobili guidati da Felix Yusupov tentò di ucciderlo con il veleno, ma Rasputin non morì. Gli spararono, ma lui si rialzò. Solo dopo essere stato colpito alla testa e gettato nel fiume Malaja Nevka, il suo corpo venne ritrovato. La leggenda della sua "immortalità" nacque proprio da quella notte, alimentata dall'incertezza sulle cause della morte. Pochi mesi dopo, la Rivoluzione travolse i Romanov. Rasputin divenne il simbolo della fine di un'epoca.

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